venerdì 16 aprile 2010

I Daily e il chiodo.

L’intrigante titolo del Daily Telegraph e del Daily Mirror: “Ritrovato chiodo della crocifissione di Cristo?” ha riportato alla ribalta tutto il fascino che il monastico ordine dei cavalieri Templari porta da sempre con se.
A pochi metri dal porto di Funchal sull’isola di Madera, su quello che sembra poco più di uno scoglio conosciuto con il nome di Ilhéu da Pontinha, gli scavi del forte San José nell’estate del 2009 hanno portato alla luce un chiodo la cui conformazione farebbe pensare, secondo le testate inglesi, che si tratti di un chiodo della crocifissione di Gesù.
Il chiodo, leggiamo nell’articolo, sembra essere stato ritrovato in una tomba Templare all’interno del forte, custodito dentro uno scrigno proprio come una reliquia ma, come molte altre, sarebbe stata probabilmente destinata ad essere annoverata tra le decine evidentemente false che circolavano nel medioevo, se tutta la notizia non fosse stata confutata dall’archeologo responsabile degli scavi a Madera signor Elvio Duarte Martins Sousa del Centro de Estudos de Arqueologia Moderma e Contemporânea. L’archeologo ha definito fantasiosa l’intera faccenda, ribadendo che non c’erano scheletri, né reliquie Templari, né manufatti romani. Smentita che ha avuto, naturalmente, molto meno risonanza degli articoli britannici.

Non è sfuggito a molti che l’intero episodio riportato dai tabloid inglesi ricalca fedelmente la trama di un film di qualche anno fa, piuttosto famoso tra i cultori del mito di Rennes le Château: Revelation del regista Stuart Urban (2001).
Non racconterò per filo e per segno la trama, diciamo solo che, forse sull’onda dello scalpore che suscitò la clonazione della pecora Dolly (1996), da alcune tracce di sangue lasciate sul chiodo della croce ritrovato in un cofanetto, tra Templari, Ebrei, Rennes-le- Château, alchimia e mistica, nel film di Stuart Urban si dà vita a un clone di Gesù.
Un miracoloso fatto di preveggenza da parte del regista o un più misero fatto di cronaca sensazionalistica che si basa evidentemente su quella trama?

mercoledì 3 marzo 2010

Hera marzo.

La seconda parte sul segreto dei Sinclair.
Marie Guisa, madre di Mary Stuart, rampolla della potentissima famiglia francese, scrive un'enigmatica lettera a Sir William Sinclair in cui dichiara di proteggerlo d'ora in avanti per averla messa al corrente del 'Segreto'....
La cappella di Rosslin sembra dunque celare più di un mistero.

sabato 27 febbraio 2010

Il segreto dei Sinclair - Hera Febbraio 2010



Continua l'avventura con Hera con un articolo dedicato alla famiglia scozzese dei Sinclair, così legati alla cappella di Rosslin e a i suoi misteri.

L'articolo è diviso in due parti, il seguito in edicola a marzo.

lunedì 30 novembre 2009

Aurum Tolosanum, l’oro maledetto. - Hera ottobre 2009

Hera - Ottobre 2009

Sono approdata con un certo orgoglio sulle pagine di Hera, questo è il mio battesimo:


La leggenda dell’oro maledetto di Tolosa affonda le radici verso il III secolo a.C quando la discesa di alcune tribù Celtiche guidate da un capo di nome Brenno nella penisola Balcanica, li porterà fin sugli altipiani dell’Anatolia, e Ancyra, l’odierna Ankara, diverrà capitale del regno dei Galati.
I greci che già avevano nominato κέλται (Kéltai) le tribù celtiche stanziate nei pressi della loro colonia nel Golfo del Leone, l’0dierna Marsiglia, qui li chiameranno γαλάται (Galàtai), forse usando il nome con cui loro stessi si identificavano; il territorio conquistato dai valorosi guerrieri cinti sul collo dalla Torque sarà in seguito noto con il nome di Galazia.
Continua sul numero in edicola ...

mercoledì 23 settembre 2009

La Cerca (Chevalier de la table ronde)

Si va per Graal pensando che non lo si troverà mai, perché non si sa che aspetto abbia, né come funzioni. Si è conviti che solo un cuore puro possa trovarlo, comprenderlo ed ammirarlo e siccome sappiamo tutti di non esserne degni, ci accontentiamo di questa infinita cerca su questo cammino che sembra più un pellegrinaggio per l’espiazione di qualcosa che la convinzione di trovare l’oggetto sacro.
Noi, per esempio, forse non abbiamo saputo fare la domanda giusta, esattamente come Perceval. Non a cosa serve il Graal ma a chi serve il Graal: la domanda implica la voglia di conoscere le pene degli altri e la volontà di servire ad alleviarle. Perceval non la pone per “educazione”, forse la stessa che ci fa stare fuori dalle mischie che avvengono intorno a noi. La voglia di non essere coinvolti sperando che nessuno rompa la nostra bolla di benessere e che tutto si risolva senza il nostro intervento, la nostra presa di posizione. Errore! La storia evolve proprio quando Perceval (noi) entra nel malessere degli altri e se ne fa partecipe, coinvolgendo il cuore e la mente. È quell’amore universale che Perceval finalmente trova dentro di sé, la chiave per trovare, comprendere ed ammirare finalmente il Graal. In questo il Graal serve a chi e a cosa.

giovedì 10 settembre 2009

BURLESQUE.

La vera storia di Bigou, Gelis, Gaudì e i cavalieri dal saio nero.
Cronaca di un sogno dettato da una cena pesante ovvero: L'hypnodigestomachia Cassölis.

Prima della sua fuga a Sabadell, Bigou si rivolse al visconte Chefdebien d’Agrefeuille Cavaliere di Malta e Gran Maestro della Loggia dei Filadelfi di Narbona per consegnare loro quanto ricevuto tra mille ripensamenti dalla marchesa Marie de Negre vedova Hautpoul. I documenti relativi alla loro ricerca sulla ‘Parola perduta’ erano stati gelosamente custoditi dalla famiglia Hautpoul [ che li aveva ricevuti cinque secoli prima dagli Haupold, ramo teutonico appartenente ai cavalieri dalla croce bianca in campo nero, che li avevano sottratti ai cavalieri dalla croce rossa in campo bianco ma questa è un’altra storia…] fino all’estinzione del loro ramo a Rennes le Château nel 1739, quando muore in giovanissima età l’unico figlio maschio di François d'Hautpoul. In cambio del preziosissimo documento Bigou ottenne dai Cavalieri di Malta (di cui facevano parte il visconte e il di lui figlio Marchese Francois Chefdebien de Saint Amand) un discreto ‘tesoretto’ che preferì nascondere in un sotterraneo nascosto del castello degli Hautpoul, raggiungibile anche dalla cripta della chiesa (sperando naturalmente in un vicino ritorno) e la protezione necessaria per oltrepassare il confine, ponendosi finalmente in salvo nella cattolicissima Spagna. Prima di partire, Bigou lasciò comunque nella chiesa della Maddalena le informazioni necessarie per trovare sia il gruzzolo che una parte segreta del documento che, non fidandosi eccessivamente, aveva tenuto celato ai Narbonesi.
Nel gennaio del 1891 Alfred Sauniere, su indicazioni del fratello Berengèr che aveva trovato durante gli scavi nella chiesetta alcune indicazioni su questa storia, sottrae molto incoscientemente alla famiglia dei Chefdebien il documento, attirando le ire della Loggia del Rito Primitivo su tutto l’Aude. Sauniere si rende subito conto dell’importanza delle carte ottenute e chiede consiglio al superiore della Loggia Martinista del Razes: Antoine Gelis il quale, in quel periodo, rivestiva il grado sacerdotale di Superiore Incognito. Nel settembre del 1891 Gelis lo convinse a cedere il prezioso documento in cambio di una cospicua somma, che permise l’avvio in pompa magna dei lavori a Rennes le Château alla ricerca del documento mancante. Ma negli anni seguenti mal gliene incolse a tutti quelli che presero parte a questo complotto. Primo fra tutti a pagarne le conseguenze fu Gelis.

Abbondantemente sovvenzionato da fondi in arrivo da Lione e più esattamente dal Willermoz (a cui Gelis aveva consegnato il documento) affinché proseguissero i lavori di ricerca nel paese di Saunière, minacciato a più riprese dai Narbonesi per la riconsegna di quanto loro sottratto da Alfred, Gelis resistette alla pressione di entrambi fino all’autunno del 1897 quando qualcuno cercò di recuperare con la forza il documento che si credeva ancora nelle sue mani. Gelis non ne divulgò il destino nemmeno durante i pesanti maltrattamenti che precedettero solo di poco il suo assassinio e la sua borsa, naturalmente, non conteneva più il documento cercato. Alfred, Sauniere, Boudet e non ultimo Rescanière, subiranno la vendetta lenta ma puntuale dei Narbonesi. Il documento (incompleto) attraverserà la rimanente storia lasciando dietro di se una scia incredibile di morti misteriose. Portato a Parigi da uno dei Superiori Sconosciuti più affascinanti della storia, Emma Calvè, il documento fu consegnato nelle mani di colui che si sarebbe incaricato di nascondere e criptare parte del contenuto nella costruzione più misteriosa del nuovo secolo: la Sagrada Famiglia di Barcellona. Gaudì stesso subì la feroce vendetta dei cavalieri del saio nero. Chi è il nuovo custode sa che nelle due chiese è racchiuso il segreto della Parola Perduta. Mal gliene incolga.

domenica 12 luglio 2009

A noi che ce ne importa?

Spogliata, sezionata, analizzata dalla scienza e dalla logica, RLC rischia di finire con facilità nel magazzino degli oggetti smarriti della memoria collettiva, sepolto sotto la polvere pesante della truffa o imprigionato nell’appiccicosa ragnatela dell’inganno.
Ma a noi che ce ne importa?
A noi che ci deliziamo per ogni dettaglio architettonico sospetto, per uno sguardo sulfureo e marmoreo, per una pietra incisa o per un’effimera luce azzurra, che ce ne importa?
Che ci importa di ribattere fino allo sfinimento alle accuse di normalità rivolte contro di lei? E’ fiato sprecato, parola perduta.
Come una vecchia fiaba, per noi la magia è realtà, l’illogico rasserena, l’impossibile è probabile. E ogni volta a Rennes apriamo la Porta Coeli e cerchiamo la scala nascosta per il Paradiso.