lunedì 2 febbraio 2009

Pulci e tesori.


Il cuore batte più forte, temi di non fare in tempo ad arrivare per primo a metterci le mani sopra mentre, in realtà, giacciono quasi ignorati dal resto della folla e sembra che siano stati pazientemente ad aspettarti fino ad allora.
Sono futili quanto fortissime emozioni che può regalare un Marché aux Puces.
Tra la roba ammucchiata sul banco, dunque, ecco una riproduzione della bellissima Madonnina di Limoux- la cara Notre Dame de Marceille -, e una cartolina spedita da alcuni turisti capitati per caso a Rennes-le-Château nel 1973: sfioro la commozione. Ma guai a lasciar trapelare qualsiasi turbamento. I prezzi sono stabiliti dal tremore delle mani che arraffano gli oggetti, dalla lunghezza del filo di bava, dal luccicore degli occhi...

Anche il freddo mercato di E-bay, il più grande Mercato delle Pulci mondiale, può regalare a volte qualche insperata emozione.
Aprendo il libro di De Séde ‘Les Templiers sont parmi nous’ appena acquistato (ed. Julliard 1962), ecco scivolare fuori inaspettati ritagli di giornale degli anni ’60. Ingialliti, delicati come pergamene secche.
Qualcuno, che ha seguito la storia fin sulle pagine dei quotidiani con passione sperando forse nel ritrovamento del fantomatico tesoro, certo non poteva immaginare che invece stava pian piano accumulando un piccolo tesoro tutto per me…

sabato 10 gennaio 2009

L'Alchimista, l'Iniziato e i Custodi. (D.Scarlatti- Aria)


Roma, febbraio 1639.
Pallidi raggi di luce illuminavano obliquamente lo studio del maestro mentre l’odore di vernici, trementina, colla ed olio di lino, ne impregnavano l’aria.
“In verità questa vostra stanza somiglia più al laboratorio del mio giovane amico Palombara che all’atelier di un pittore. Credo che possediate in egual numero polveri misteriose, bacinelle, crogioli, storte ed alambicchi.”
“Mio caro Atanasius, avete proprio ragione! C’è forse molta più alchimia su queste tele che nel laboratorio del Marchese, ma senz’altro meno di quella che custodite tra le spesse mura del vostro Collegio.”
Il Gesuita rise di cuore e s’incamminò al suo fianco fino al cavalletto che reggeva la tela appena finita. Entrambi, per motivi diversi, ne rimasero soddisfatti.
“Con quanta maestria avete corretto, in poco tempo, l’orizzonte di questa tela – osservò Padre Kirker – con quanta sapienza avete riempito di parole questa scena muta. Sapevo di poter contare su di voi!”
“Come dice Cesare Ripa, vi sono ‘immagini fatte per significare una cosa differente da quello che l’occhio vede'. Del resto, voi siete l’ultima persona a cui dovrei dirlo. La vostra improvvisa ambasciata, in ogni modo, non poteva trovare momento migliore. La commissione di ben quattro soggetti da parte dell’ambizioso Rospigliosi, mi ha permesso di occultare facilmente in uno di questi tutto ciò che avete suggerito. Gli occhi di ognuno, infine, vedranno ciò che vogliono vedere. I vostri amici sapranno riconoscervi ciò che hanno richiesto; i miei, l’allusione alla città ancora sepolta sotto lo spesso strato di fango e cenere da cui sperano di estrarne inestimabili tesori. Per quanto riguarda il Cardinale, egli troverà esattamente ciò che mi ha commissionato senza aver nulla da ridire, così questo quadro avrà tre nomi: “La felicità soggetta alla morte” per il Rospigliosi, “La tomba di Ercole” per gli amici archeologi, i “Pastori d’arcadia” per i vostri Duchi. A proposito, quando arriveranno?”

“Non dovrebbe mancare molto mio caro Nicolas. Il viaggio da Firenze è stato piuttosto difficoltoso con questo tempo gelido, ma la loro carrozza non dovrebbe tardare. Entro sera al massimo il Duca e la sua signora dovrebbero arrivare a Roma. Una volta in città e raggiunto il quartiere degli artisti, chiunque sarà in grado di indicare la vostra dimora. Non temete, avete fatto un ottimo lavoro. Ve ne saranno grati.”

“Duecento scudi per aver inserito quei dettagli nel paesaggio e nemmeno vorranno prendersi il quadro?”


“L’importante è che quei riferimenti si possano tramandare Nicolas, è della massima importanza. Vi ho già mostrato come la piccola tela che mi hanno affidato, abbia subito danni così gravi da temere per l’incolumità del dipinto nei prossimi anni. Il Duca di Guisa e la Duchessa di Joyeuse sono in esilio a Firenze e, pur discretamente sorvegliati dalle spie del Cardinale Richelieu, godono di una certa libertà, concessa a loro dal casato dei Lorena. Ciononostante,hanno atteso a lungo prima di affidare il loro segreto ad altri. Il rancore verso di loro non si è ancora spento ed il pericolo che rappresenta questo luogo per la corona di Francia è grande.
La duchessa Henriette-Caterine m’invitò, tramite fidati amici comuni, mentre mi trovavo in visita al povero Galileo e, in quell’occasione, mi raccontò tutto affidandomi il dipinto che vi mostrai. Ora verranno solo ad assicurarsi che il risultato sia all’altezza delle loro aspettative e che il messaggio possa tramandarsi. Non porteranno nulla con loro a Firenze, nessuno avrà nulla da riferire…”

Padre Kirker si strofinò lentamente le mani soddisfatto.



“Nondimeno, Padre, ho pensato che sarebbe stato meglio dissimulare questo sito in un altro dipinto, con più calma e questa volta a titolo completamente gratuito. Venite, ve lo mostrerò
Così facendo il pittore si avvicinò ad un cavalletto coperto da un telo.
“Ecco – disse scoprendolo – è solo in attesa di una commissione, lo sfondo sarà già pronto.”
La stessa collina si stagliava nel disegno sulla tela e , se ancora non fosse stato sufficiente, un personaggio al centro la indicava fermamente con un dito.



(Poussin, Il Battesimo di Cristo)


Restarono assorti per qualche tempo fissando quel luogo idilliaco.
“Sembra quasi che voi abbiate posato il cavalletto proprio lì davanti, tanto è perfetta nei particolari.”
“Io? Io non so nemmeno dove sia… ma voi sì, vero?” chiese maliziosamente il francese tornando lentamente verso il primo dipinto.
“Si, non vedo perché negarlo, lo so! E’ nella lontana Linguadoca, all’ombra dei Pirenei, tra il castello della città di Arcis e quello dell’antica Reddis. Si trova sulla linea del Meridiano sacro, incredibilmente protetto entro una cerchia di fortezze che lo circondano come una corona. Il luogo è sempre stato ben protetto, ma senza dare mai troppo nell’occhio.”
“Un segreto tramandato tra pochi eletti che sanno tenere la bocca chiusa. Abbiamo molto in comune con queste persone, per questo ho raffigurato il nostro Arpocrate, dio della riservatezza iniziatica, nell’ombra del personaggio che indica il sepolcro.
Vedete amico mio? Il dito tocca la bocca ad indicare il silenzio, mentre sul sepolcro nella scritta ET IN ARCADIA EGO viene indicato non la D di Dio, ma la R di Re. Il sepolcro del Re dei Re: un Uomo.”

“Un segreto che farebbe vacillare la fede di molti, Nicolas”
“Ed anche molti troni, suppongo. Voi che ne pensate?”

“Il mio Dio è il supremo organista della grande musica del mondo, dai tempi dei tempi. Passato attraverso mille nomi, continua a diffondere l’armonia dell’Universo sperando di vibrare fin dentro il nostro corpo e risvegliarne l’anima. Dio è altezza, larghezza e profondità; è luce, suono e spirito. Nessuna tomba potrà mai contenerlo.”

La rossa luna piena si rimirava vanitosa nelle scure acque del Tevere. Distrattamente illuminava i contorni della vettura in attesa da tempo sotto la casa dell’artista. Dalla porta uscì una vecchia coppia che si sosteneva reciprocamente, dandosi affettuosamente il braccio. Il sito finalmente riviveva, custodito dove nessuno l’avrebbe cercato. Molto, molto vicino al trono di Roma.


Poussin, La Felicità soggetta alla morte.

martedì 6 gennaio 2009

Janus.



La Soglia. I Guardiani dovrebbero incitarti ad attraversarla o convincerti a desistere mostrandoti la tua coscienza. L'augurio è che sappiano guidarci al meglio.
"Il tuo sapere non è dunque più di un circolo che ti riconduce al punto di partenza. Generazioni intere furono falciate dall'ultima volta che c'incontrammo! Ecco: ora mi vedi di nuovo!" - "Ma io ti vedo senza timore! Benchè sotto i tuoi occhi migliaia siano periti, tu non sei il mio conquistatore, bensì il mio schiavo!" Edward Bulwer Lytton
Carpentras - Fontaine

sabato 27 dicembre 2008

Il sesto giorno dopo il solstizio d'inverno.

A prima vista mi erano sembrati dei nidi d’uccello ma continuava a sorprendermi il loro colore verde brillante. Così, avvicinandomi meglio all’albero, scoprivo che quelle palle tonde altro non erano che… Vischio. Io in genere l’avevo sempre visto oltraggiato da improponibili vernicette color oro e argento tra le bancarelle dei fioristi durante le feste di Natale, mai appeso festoso e vivo tra gli alberi. Invece ora la sacra pianta dei Druidi dimorava a perdita d’occhio su di un’infinità di alberi tutt’intorno.Che dire? Una piccola miracolosa coincidenza: era la prima volta che lo vedevo in natura e lo scoprivo proprio lì tra i Cromlek, le fonti e le radure sacre dei Celti, evocati dalle parole di Boudet tenute per caso quel giorno tra le mani sul Pla de la Coste sopra Rennes les Bains. Pianta magica e curativa che cresce senza mai toccare terra (essendo in realtà un parassita), veniva tagliata nel sesto giorno dopo il solstizio d’inverno con un falcetto d’oro dai Druidi. Secondo questi sacerdoti se due nemici s’incontravano sotto una pianta di Vischio dovevano deporre le armi e concedersi una tregua, per questo viene regalato e appeso sulle porte di casa come simbolo beneaugurate di pace. Sempre-verde caro anche alla dea nordica dell’amore e della fertilità Freya, viene usato dagli innamorati per scambiarsi il classico bacio di Capodanno sotto i suoi rami. L’importante, mi raccomando, è che non tocchi mai terra perché, come spiegava Plinio il vecchio, è una pianta posta ‘Tra cielo e terra’ e non appartiene a nessuno dei due regni. Troppo sacro dunque per essere staccato dalle mie mani, non possedendo purtroppo nemmeno un falcetto d’oro, e con la paura che per disattenzione mi cadesse al suolo, l’ho immortalato in una foto. Sono sicura che porterà pace e amore a tutti quelli che passeranno per questa soglia.

martedì 23 dicembre 2008

Forse era domani...



... o forse ieri.
Fatto sta che un giorno di dicembre di ventitrè anni fa sei arrivata a farci compagnia: paziente, tollerante, grata.
Auguri.
( E con le mani amore per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò. )


giovedì 18 dicembre 2008

Il cassetto dei Contes. (You Got It)

Natale era l’unica occasione per avere dei giocattoli nuovi.
Pochi.
Eri costretto quindi a scegliere qualcosa e rinunciare, ovviamente, a qualcos’altro; dovevi perciò giocare molto bene le tue carte se non volevi rischiare di trovarti tra le mani per tutto l’anno seguente, qualcosa su cui ti accorgevi con sgomento di aver irrimediabilmente perso l’interesse dopo pochi giorni. La letterina ‘a chi di dovere’ andava dunque meditata con mesi d’anticipo; sarà forse per questo motivo, penso, che Natale mi viene in mente subito dopo il Ferragosto.
Tra i doni più ambiti, comunque, quelli che non rischiavano di deludere e che avevano al massimo bisogno di un ricambio per l’eccessivo uso, ricordo che non poteva mancare Il Gran Teatro dei Burattini.

Si presentava come un largo cassetto decoratissimo e chiuso su tutti i lati, con una dozzina di fori sul coperchio. Tirando il cassetto apparivano le quinte da incastrare nei suddetti buchi, su di un lato c’era raffigurata la sala del trono e sull’altro un bosco da cui si intravedeva il castello in cui presumibilmente si svolgevano le vicende. Coricati diligentemente uno accanto all’altro poi, i personaggi della Corte - peraltro nemmeno tanto numerosi - attendevano pazientemente il loro turno per entrare in scena. Immancabili Re e Regina, poi la principessa, il bel Guardiacaccia che aspirava alla di lei mano (o era un giovane principe?), un prete oppure un giullare, o ancora la strega o il diavolo secondo quello che ti capitava nella confezione, come i cioccolatini di Forrest Gump. Così, con un po’ di fantasia, aprendo quel cassetto sempre uguale prendevano corpo, come un’infinita variante matematica, storie sempre diverse spesso rappresentate davanti ad un pubblico numeroso ed entusiasta che nemmeno esisteva. Ma il piacere di raccontare quelle storie era sufficiente a passare bene gran parte della giornata.


domenica 14 dicembre 2008

You are so beautiful


Diciamo che non è per niente facile stare qui, a chilometri di distanza, a pensare a lei...